|
AIPDA
Associazione Interdisciplinare Piemontese
per lo studio ed il trattamento delle Disfunzioni
Autonome
STADIAZIONE
DELLA
INCONTINENZA URINARIA FEMMINILE NON NEUROGENA
Proposta di Carone e Biroli
|
A |
C |
P
|
|
TP |
I |
CR
|
|
ID |
ST |
DIS
HAN
QV
|
LEGENDA
Sintomo
Sottolineare
la voce corrispondente alle caratteristiche cliniche
dell’incontinenza:
-
in corrispondenza della voce
sintomo accanto al termine STRESS deve essere riportato anche
il grading:
q
0 = non incontinenza;
q
1 = incontinenza con sforzo di
notevole entità;
q
2 = incontinenza con sforzo di
moderata entità;
q
3a = incontinenza al minimo
sforzo;
q
3b = incontinenza al minimo sforzo
che si verifica prevalentemente durante il cammino (incontinenza
“alla marcia”).
-
in caso di incontinenza mista con
prevalenza di un quadro sull’altro, sottolineare mista ed il quadro
prevalente
-
in caso di non valutabilità,
sottolineare NV.
A C P = il prolasso anteriore,
centrale e posteriore
La
stadiazione del prolasso viene effettuata secondo il classico
“Halfway System” di Baden e Walker, distinguendo il prolasso a
seconda del segmento interessato.
A
= Prolasso anteriore (che riguarda il segmento vaginale anteriore)
C =
Prolasso centrale (che riguarda il segmento superiore)
P =
Prolasso posteriore (che riguarda il segmento posteriore).
Il
sistema prende a riferimento il piano imenale e la completa
eversione della vagina per determinare il punteggio da attribuirsi a
ciascuno degli elementi del prolasso:
0 =
nella norma;
1 =
descensus a metà strada dal piano imenale;
2 =
descensus a livello imenale;
3 =
descensus a metà strada oltre il piano imenale;
4 =
descensus completo.
La
valutazione di A, C, e P deve essere effettuata in condizioni di
massima provocazione (straining, colpo di tosse, ortostatismo) ed a
vescica vuota.
TP
= testing perineale
0 =
assenza di contrazione rilevabile clinicamente;
1 =
accenno di contrazione, appena percepibile;
2 =
contrazione di entità modesta, indubbiamente presente ma si
evidenzia movimento solo se non viene opposta resistenza;
3 =
contrazione di entità media; si evidenzia movimento anche contro
modesta resistenza;
4 =
contrazione di entità importante; si evidenzia movimento anche
contro forte resistenza
A =
durata della contrazione inferiore a 5 secondi
B =
durata della contrazione compresa tra i 5 ed i 10 secondi;
C =
durata della contrazione superiore a 10 secondi.
Nel
caso il TP differisca nei due lati, si specificano i due punteggi
separatamente.
I = Isolabilità
(capacità di reclutare selettivamente il pavimento pelvico)
0 =
buona selettività al TP
1 =
reclutamento non completamente selettivo del pavimento pelvico
2 =
incapacità di reclutare selettivamente il pavimento pelvico; al TP è
presente importante attività di altri distretti muscolari non
richiesti.
In
caso di punteggio 1 o 2, specificare a lato i distretti interessati:
a =
addominali b = adduttori c = glutei d = altri
CR = Coordinazione
respiratoria
0 = è in grado di mantenere la
contrazione del pavimento pelvico sia in fase espiratoria che
inspiratoria senza modificare in misura rilevante il pattern
respiratorio;
1 =
effettua la contrazione del pavimento pelvico in fase espiratoria,
ma non è in grado di mantenerla in fase inspiratoria del proprio
pattern respiratorio;
2 =
effettua la contrazione del pavimento pelvico utilizzando la fase
inspiratoria di una respirazione spostata verso i segmenti toracici
superiori.
Per
valutare TR, I, e CR la paziente, in posizione supina ad arti
inferiori flessi, abdotti e con appianamento della lordosi lombare,
viene invitata ad eseguire la contrazione della muscolatura del
pavimento pelvico mediante ordini quali “stringa come per trattenere
le urine o le feci” oppure “stringa le mie dita come per trattenerle
nella vagina”.
Se,
nonostante la spiegazione, il movimento non viene eseguito, il TP
corrisponde a 0, l’isolabilità a 2 (specificando i gruppi muscolari
utilizzati nel tentativo) e non si procede oltre. In caso contrario,
alla paziente viene brevemente spiegato che dovrà tentare di
riprodurre il movimento dell’elevatore dell’ano cercando di isolarlo
da un movimento massivo coinvolgente altri gruppi. Infine, la si
invita ad effettuare il reclutamento del pavimento pelvico a partire
da un fase espiratoria tentando di mantenerlo, se la durata lo
permette, in entrambe le fasi di una respirazione consona al normale
pattern respiratorio della persona stessa.
Terminata la breve fase istruttoria mirata ad evitare errori di
valutazione legati a non comprensione degli ordini più che al
deficit funzionale, comincia la fase di valutazione propria, dopo
qualche minuto di riposo.
Si
ricerca il miglior TP corrispondente ai migliori I e CR. La migliore
performance ottenuta deve essere ripetibile 3 volte, pertanto la
prima richiesta di ripetizione del gesto deve essere di una
contrazione di breve durata (A). Se la paziente è in grado di
mantenere la contrazione con pressoché le medesime caratteristiche
con una durata A, dopo un paio di minuti di riposo, si ripete la
prova con una durata B. In caso di superamento di questa ulteriore
prova, sempre dopo un periodo di riposo, vine effettuata la prova
con una durata C.
ID
= instabilità detrusoriale
0 =
assenza di instabilità;
1 =
instabilità di modesto grado (presente ad un riempimento superiore a
300 ml e/o post-minzionale);
2 =
instabilità di grado maggiore.
L’instabilità post-minzionale viene considerata soltanto quando è
molto evidente e quando è presente un sintomo di urge incontinence.
Quando non è presente urge incontinence, il riempimento vescicale
può essere interrotto a 250 ml. Quando è presente urge incontinence
il riempimento deve essere maggiore e devono essere messe in atto le
varie manovre di provocazione.
In
condizioni basali la cistomanometria viene effettuata in posizione
seduta, con una velocità di riempimento di 50 ml/min.
ST
= stress incontinence genuina
0
= assenza di stress incontinence genuina dimostrabile;
1 =
stress incontinence genuina di tipo I;
2 =
stress incontinence genuina di tipo II;
3 =
stress incontinence genuina di tipo III.
Per
la valutazione di ST vengono effettuati i seguenti esami:
a)
ecografia perineale e/o cistografia
(meglio se con catenella), valutando i seguenti parametri:
·
caduta del collo vescicale e
dell’asse uretrale (quest’ultimo valutabile anche, specificandolo,
con il Q-tip test);
·
apertura, a riposo, del collo
vescicale;
b)
profilo pressorio dell’uretra (a vescica vuota in clinostatismo)
valutando la pressione di chiusura nel tratto medio-prossimale;
c) stress (abdominal)
leak point pressure (azzeramento con catetere in vescica): l’esame
viene eseguito in posizione seduta a 250 ml di riempimento (o meno
se esiste una riduzione della compliance o rischio di indurre
instabilità) e con un catetere di 4-6 Fr.
Il
tipo III viene definito quando la massima pressione di chiusura (MPCU)
è uguale o inferiore a 30 cmH2O e la pressione al punto di fuga (PPF)
è uguale o inferiore a 40 cmH2O o, in caso di ipermobilità uretrale,
uguale o inferiore a 60 cmH2O. La cistografia e/o l’ecografia
evidenziano una incompetenza cervicale.
IIIa
: non è presente ipermobilità uretrale;
IIIb
: è presente ipermobilità uretrale.
Il
tipo II viene definito quando è presente una evidente ipermobilità
rotazionale dell’uretra (superiore a 45°), MPCU è superiore a 30
cmH2O (ed inferiore a 61) e PPF superiore a 40 cmH2O.
Il
tipo I viene definito quando è assente l’ipermobilità (mobilità
rotazionale inferiore a 45°), MPCU è superiore a 60 cmH2O e PPF è
superiore a 60 cmH2O.
Nei
casi non perfettamente inquadrabili in un tipo specifico di stress
incontinence, occorre parlare di un “tip misto” con prevalenza di
uno sull’altro.
Gli
elementi discriminanti per il giudizio di prevalenza sono:
a)
l’ipermobilità uretrale
b)
PPF inferiore a 40 cmH2O.
Esempi:
·
Assenza di ipermobilità, MPCU > a
30 e < a 61, PPF > a 60 = tipo I/II;
·
Presenza di ipermobilità, MPCU > a
60, PPF > a 40 = tipo II/I;
·
Assenza di ipermobilità, MPCU > a
60 e PPF < a 40 = tipo III/I;
·
Presenza di ipermobilità, MPCU < a
30, PPF > a 60 = tipo II/III;
·
Presenza di ipermobilità, MPCU < a
30, PPF < a 60 = tipo IIIb;
·
Assenza di ipermobilità, MPCU 50 e
PPF 70 = tipo I/II;
·
Presenza di ipermobilità, MPCU 75
e PPF 30 = II/III/I.
Si
ribadiscono i seguenti concetti fondamentali:
·
In presenza di ipermobilità
uretrale occorre sempre parlare di tipo II (puro o prevalente),
tranne nel caso in cui coesistano MPCU inferiore a 30 e PPF
inferiore a 60 e si ricada nel tipo IIIb.
·
In presenza di PPF inferiore a 40
occorre sempre parlare di tipo III (puro o prevalente).
·
In caso di presenza di entrambi
gli elementi discriminanti (ipermobilità uretrale e PPF inferiore a
40) è prevalente il PPF se inferiore a 20 e l’ipermobilità uretrale
in caso contrario.
Esempi:
q
Presenza di ipermobilità uretrale,
MPCU 50 e PPF 20 = tipo III/II.
q
Presenza di ipermobilità uretrale,
MPCU 50 e PPF 35 = tipo II/III.
La
presenza di un cistocele di 3°-4° stadio riduce il significato del
PPF, ma la classificazione deve comunque essere condotta secondo lo
schema predefinito. In questi casi il valore del PPF, anche se
l’esame viene eseguito a prolasso corretto, è quasi sempre molto
elevato, mentre è quasi sempre presente una ipermobilità uretrale
che deporrà per una stress incontinence di tipo II puro o misto. Nel
caso in cui non sia presente una ipermobilità uretrale si potrà
cadere nel tipo I puro o misto.
DIS = disabilità
Classe di frequenza delle fughe di urina
0 =
nessuna fuga;
1 =
meno di una fuga al mese;
2 =
meno di una fuga alla settimana, più di una fuga al mese;
3 =
una media di circa una fuga alla settimana;
4 =
più di una fuga alla settimana, meno di una fuga al giorno di media;
5 =
una media di circa una fuga al giorno;
6 =
fughe più volte al giorno, ma meno di cinque di media;
7 =
fughe più di cinque volte al giorno di media
Entità delle fughe
a =
gocce;
b =
spruzzo;
c =
parziale o totale svuotamento;
np =
non percepite.
La
frequenza e l’entità delle fughe devono essere stabilite sulla base
di un “calendario delle perdite” compilato dalla paziente. Soltanto
quando non sia possibile basarsi sul calendario a causa di perdite
molto limitate (classi 0-1-2-3) l’attribuzione del punteggio può
basarsi sul dato anamnestico.
Quando l’incontinenza riferita dalla paziente sia presente
elettivamente in circostanze particolari ben identificabili (es.
influenza stagionale, attività lavorative saltuarie od occasionali)
accanto al punteggio desunto dal calendario occorre segnalare il
punteggio desumibile anamnesticamente. Quest’ultimo sarà seguito da
una lettera:
a =
circostanze rare che interessano un periodo totale di tempo di
pochi giorni all’anno (es. influenza stagionale);
b =
circostanze a cadenza più o meno periodica che interessano un
periodo totale di tempo di poche settimane all’anno (es. bronchiti
ricorrenti in BPCO, mansioni diverse nell’ambito lavorativo);
c =
circostanze frequenti e/o prolungate nel tempo che interessano un
periodo totale di più mesi all’anno (es. attività sportive).
Esempio: DIS 0/6a corrisponde ad una paziente che dal calendario
delle perdite risulta perfettamente continente, ma che riferisce di
avere 3-4 fughe al giorno in occasione di colpi di tosse ripetuti
durante episodi influenzali.
Nel
caso di concomitanza di fughe di diversa entità vengono segnalate
entrambe in ordine di prevalenza (es. a-c in caso di fughe
normalmente di poche gocce, con saltuari episodi di perdite
abbondanti con parziale svuotamento della vescica).
In
caso di presenza di perdite non percepite viene aggiunta la sigla “np”.
HAN
= handicap
Viene valutato l’handicap correlato alla presenza del problema
urologico mediante un punteggio che tenga conto sia dello svantaggio
derivante al soggetto dalla condizione di incontinente nelle varie
attività espletate, sia dell’importanza relativa che il singolo
individuo attribuisce alle attività stesse nell’ambito della propria
vita.
Il questionario di autovalutazione proposto esamina 8
attività fondamentali della vita: per ciascuna di esse viene
considerato un punteggio I
(importanza attribuita dalla paziente nelle sua vita a quella
determinata attività) ed un punteggio D
(disturbo o disagio arrecato alla paziente nello svolgimento di
quelle attività dalle proprie attuali condizioni di incontinenza).
Il
questionario è autocompilato dalla paziente dopo breve spiegazione
in cui vengono lette insieme le due domande principali (insistendo
sui vocaboli sottolineati), spiegando che si riferiscono alle 8
attività che vengono elencate.
I
passi successivi sono i seguenti:
q
Per ogni attività deve essere
segnato nella colonna D il punteggio attribuito dalla paziente;
q
Per ogni attività deve essere
segnato nella colonna I l’analogo del punteggio attribuito dalla
paziente secondo la seguente corrispondenza:
0 =
0
1 =
1/3
2 =
2/3
3 =
3/3 = 1.
·
Per ogni attività va segnato nella
colonna X il valore ottenuto moltiplicando I x D;
·
Il punteggio finale deriva dalla
somma dei valori della colonna X e della somma dei valori I, che
deve essere riportato sulla griglia (a fianco, tra parentesi, deve
essere riportata la somma dei punteggi).
Si
ricorda che le risposte inerenti alla IMPORTANZA della singola
attività sono indipendenti dal problema dell’incontinenza. Al
contrario, il punteggio di DISTURBO è strettamente correlato alel
ATTUALI condizioni di incontinenza.
Esempio:
·
Una paziente che non pratica
attività fisica per il problema dell’incontinenza, ma per la quale
lo sport è molto importante per la propria vita, dovrà dare le
seguenti risposte:
I =
3 (molto importante) D = 3 (molto disturbo);
·
Una paziente che ha dovuto
limitare l’attività fisica per una necrosi della testa del femore,
ma per la quale l’attività residua è molto importante e non viene
disturbata dal problema incontinenza dovrà dare le seguenti
risposte:
I =
3 D = 0
N.B. Le risposte si devono sempre riferire alle ATTUALI condizioni
di vita e di incontinenza della paziente stessa.
< Elenco
articoli >
|