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La calcolosi urinaria
Generalità,
fisiopatologia, diagnostica
I calcoli renali sono elementi di consistenza "dura" costituiti
da una componente solida cristallina frammista ad una matrice organica,
composta da proteine normalmente presenti nell'urina. La maggior
parte dei calcoli si forma nella parte distale del nefrone, al limite
tra il parenchima e la via escretrice.. Poichè i calcoli
si formano a tale livello, la loro presenza all'inizio è
spesso asintomatica e rilevata solo ai controlli radio-ecografici
eseguiti, ad esempio, per indagare una inspiegata presenza di tracce
di sangue nelle urine. Infatti, sebbene adesi al parenchima, i calcoli
sono in grado di causare un danno locale ed un sanguinamento rilevabile
all'esame delle urine di routine. Quando un calcolo si distacca
dal punto dove si è formato, cade nel sistema urinario collettore,
potendo giungere attraverso esso fino alla vescica. Piccoli calcoli
inferiori a 5 mm, solitamente riescono ad essere espulsi spontaneamente,
a differenza di quelli maggiori di 7 mm, che normalmente richiedono
terapie aggiuntive. In entrambi i casi la migrazione del calcolo
può causare dolore intenso, sanguinamento e dilatazione della
via escretrice a monte.
I calcoli contenenti calcio risultano variamente radiopachi, sono
di colorito bruno, presentando sulla superficie spicole acuminate.
I calcoli di acido urico invece sono radiotrasparenti ai radiogrammi
convenzionali, poichè contengono soltanto carbonio, azoto
ed ossigeno; risultano comunque visibili alla TAC e, come immagine
di "minus", all'urografia. Sono di colore che varia dal
giallo-arancio al mattone.
I calcoli di struvite e di cistina risultano debolmente radiopachi:
talora il loro accrescimento all'interno delle cavità renali
può andare ad occupare tutto il sistema escretore renale,
determinando quella situazione che è definita calcolosi racemosa.
Più raramente, i cristalli non vanno a costituire un calcolo
compatto, ma degli aggregati "molli" che possono comunque
causare algie, sanguinamento ed ostruzione. La calcolosi "molle"
può non essere rilevata radiologicamente.
Il rilievo di "renella" nelle urine può anche essere
macroscopico, il sedimento uratico ne è un tipico esempio.
Nel sedimento urinario della maggior parte dei pazienti che formano
calcoli possono essere rilevati cristalli in maggiore o minor misura:
questi cristalli sono normalmente eliminati in modo asintomatico,
ma riflettono uno stato di predisposizione alla calcolosi.
Tipi di calcoli renali
Ossalato
di calcio
I calcoli renali più comuni sono costituiti da ossalato di
calcio. L'equilibrio metabolico del calcio, fra quello depositato
nel tessuto osseo e quello introdotto con gli alimenti è
regolato in modo molto delicato, tendente a renderne costante il
valore nel sangue e nelle urine. L'ossalato è un prodotto
endogeno del metabolismo intermedio, è anche presente in
molti alimenti; il calcio e l'ossalato, all'interno del nefrone
distale, si combinano in un sale molto insolubile che cristallizza
facilmente in formazioni litiasiche. La formazione di questi calcoli
è irreversibile, pertanto, una volta presenti nelle vie urinarie,
devono essere espulsi spontaneamente, rimossi oppure frammentati
con le moderne tecniche oggi a disposizione.
Acido
urico
Meno comuni ma molto importanti sono i calcoli di acido urico, puro
o combinato ad ossalato di calcio. L'acido urico, catabolita del
DNA e dell'RNA, cristallizza in calcoli quando le urine sono cronicamente
acide: ne derivache gli stessi calcoli possano subire un processo
di dissoluzione alcalinizzando le urine.
Le cause di un'urina abnormemente acida possono essere di natura
ereditaria (gotta) o legati a nefropatie e patologie intestinali,
oppure ancora ad un'alimentazione esageratamente ricca di purine.
Fosfato
di calcio
Ancora meno comuni sono i calcoli di fosfato di calcio. Quotidianamente
elevate quantità di fosfati introdotte con gli alimenti sono
eliminate nelle urine di persone normali. Solitamente la causa di
calcoli di fosfato di calcio è una patologia che aumenta
il calcio urinario e rende le urine abnormalmente alcaline. Quando
l'urina è acida, l'ipercalciuria produce principalmente calcoli
di ossalato di calcio ma quando l'urina è alcalina il calcio
è legato dai fosfati urinari con produzione di calcoli di
fosfato di calcio. Tracce di fosfato di calcio sono spesso riscontrate
nei calcoli di ossalato di calcio e non hanno significato clinico.
Calcoli di fosfato di calcio vengono formati in soggetti affetti
da iper-paratiroidismo.
Struvite
I calcoli di struvite (triplo fosfato di calcio, magnesio ed ammonio)
sono sempre causati da un'infezione urinaria. Alcuni batteri (Proteus,
Klebsiellae, Pseudomonas, Enterococchi) hanno la capacità
di scindere l'urea, disponendo dell'enzima ureasi, formando ammoniaca,
che rende le urine estremamente alcaline. Se è presente un'elevata
percentuale di magnesio e fosforo si formano cristalli che, combinati
con l'ammonio danno origine a calcoli, spesso molto voluminosi,
tanto da talora occupare "a stampo" tutte o parte delle
cavità renali.
Cistina
Questo tipo di calcolo, dal riscontro non molto frequente, costituito
dall'aminoacido cistina, si può formare soltanto in pazienti
portatori di una condizione patologica ereditaria definita cistinuria.
La cistina è presente nel sangue e filtrata dal rene in elevate
quantità. L'urina ne può mantenere in soluzione non
più di 300 mg/litro mentre l'escrezione normale è
inferiore ai 100 mg al dì. Le persone affette da cistinuria
hanno una scarsa capacità da parte del rene di riassorbire
il carico filtrato di cistina, che viene dunque perso nell'urina
costituiendo dei calcoli talora multipli e voluminosi. La malattia
è congenita e può manifestarsi fin dall'infanzia.
Calcoli
rari
Un noto farmaco anti-virale, l'indinavir ed il triamterene, un diuretico
risparmiatore di potassio, sono noti per cristallizzare nelle urine
e formare calcoli atipici. Il sale d'ammonio dell'acido urico, l'urato
d'ammonio acido, si forma in alcuni pazienti con patologia intestinale,
soprattutto in quelli che hanno subito un'estesa resezione colica
ed in quelli che fanno un largo uso di lassativi. I calcoli di 2-8
diidrossiadenina si formano in pochissime persone che hanno ereditato
un'alterazione enzimatica che causa un'iperproduzione di questo
metabolita.
Fisiopatologia
della calcolosi urinaria ossalo-calcica
Ipercalciuria
La causa più comune è un aumento ereditario del calcio
nelle urine, definito come ipercalciuria idiopatica. Questa si riscontra
nei due terzi dei pazienti affetti calcolosi ossalo-calcica. La
calcemia di questi pazienti è normale. Il difetto, se ricercato,
può essere individuato nel 50 % dei consanguinei (padre,
madre, sorelle, fratelli, figli), anche se non tutti questi sono
obbligatoriamente portatori di calcolosi.
L'ipercalciuria idiopatica può essere trattata farmacologicamente
e tale trattamento risulta anche di provata efficacia nella prevenzione
della litiasi. La condizione patologica riflette un'alterazione
del metabolismo della vitamina D, in seguito al quale viene assorbita
una frazione abnormemente elevata del calcio alimentare. La medesima
alterazione della vitamina D influisce anche sull'osso; in queste
condizioni una dieta a bassa quantità di calcio determina
un aumento della cessione di calcio nelle urine. Di conseguenza
una dieta ipocalcica può non solo non ridurre l'ipercalciuria,
ma anche determinare una demineralizzazione ossea ed addirittura
fratture patologiche nella tarda età. Molti studi hanno infatti
documentato una demineralizzazione ossea in soggetti ipercalciurici,
associata ad un'alta frequenza di fratture, soprattutto della colonna
vertebrale. Per questa ragione la dieta ipocalcica risulta raramente
o mai indicata e dovrebbe essere sostituita dalla terapia farmacologica.
Un'altra particolare causa di ipercalciuria è dovuta all'iper-paratiroidismo,
patologia che in questo testo viene trattata separatamente.
Ipocitraturia
Il citrato è una molecola complessa sintetizzata dal fegato
e dal rene. E' presente nelle urine ed ha una efficace azione inibente
sulla formazione dei calcoli. Il citrato può legarsi al calcio
e prevenire la formazione di cristalli di calcio con ossalati o
fosfati. Molti pazienti hanno un'ipocitraturia ereditaria, altri
hanno un ipocitraturia secondaria a patologie renali od intestinali,
o ad un'alimentazione scorretta. Quando indicata, la somministrazione
orale di citrati può contenere il rischio di recidive litiasiche
in pazienti con ipocitraturia.
Iperossaluria
La causa più frequente di iperossaluria è una dieta
non equilibrata, con un'eccessiva assunzione di cibi ad alto contenuto
di ossalati, parallelamente ad un inadeguato apporto di calcio.
Più raramente, la presenza di un'elevata quantità
di ossalati urinari può essere la conseguenza di patologie
intestinali. Se l'intestino tenue è affetto da una patologia
per cui non è più in grado di assorbire adeguatamente
gli alimenti, gli acidi grassi ed i sali biliari giungeranno nel
colon in quantità ben superiori alla norma. Questi elementi
inficiano la normale funzione di barriera del colon, pertanto gli
ossalati possono essere assorbiti in quantità abnormemente
alte. Una volta in circolo, gli ossalati vengono filtrati ed escreti
dai reni e possono essere la causa di litiasi renale. Le tipiche
patologie a carico dell'intestino tenue che possono dare iperossaluria
sono il morbo di Crohn, le resezioni chirurgiche di intestino tenue,
i by pass-intestinali a volte realizzati nel trattamento dell'obesità,
gli stati di importante ipercolesterolemia, l'ipo-pancreatismo,
all'origine di un malassorbimento dei grassi. L'assorbimento degli
ossalati avviene comunque solo a livello del colon.
Raramente l'iperossaluria è ereditaria, in tali casi costituisce
un'espressione dell'"ossalosi", patologia potenzialmente
molto pericolosa. La più comune forma ereditaria è
causata da un'anomalia in un enzima specifico, l'AGT. In circa la
metà dei pazienti con iperossaluria ereditaria l'enzima è
normalmente funzionante, ma si trova all'interno degli epatociti
in una localizzazione impropria, ovvero nei mitocondri: ciò
non permette all'enzima una funzione adeguata. Se viene somministrata
vitamina B6 (piridossina), l'enzima dovrebbe recuperare una funzione
sufficiente a prevenire la calcolosi ed il danno renale. Nell'altra
metà dei pazienti l'enzima è alterato a causa di mutazioni
geniche e nulla gli può permettere di funzionare regolarmente.
In questi pazienti la somministrazione di piridossina è inutile.
L'iperossaluria da patologia dell'intestino tenue o da by-pass,
ma soprattutto la forma ereditaria possono causare sia l'insufficienza
renale, sia una calcolosi ad elevatissimo tasso di recidiva. Queste
condizioni sono quindi potenzialmente molto rischiose ed il loro
trattamento è imperativo ed estremamente complesso.
In alcuni casi deve addirittura essere "rimosso" il by
pass chirurgico a carico dell'intestino tenue, accettando così
i rischi legati all'obesità patologica od alla ipercolesterolemia.
In casi estremi di ossalosi potrebbe sussistere le indivazioni al
trapianto combinato di fegato e rene.
Iperuricuria
L'acido urico è un catabolita del DNA e dell'RNA, quindi
i livelli urinari riflettono il contenuto purinico della dieta alimentare.
Un'aumentata assunzione di carni rosse, insaccati, crostacei ed
alcuni tipi di pesce può causare iperuricuria. A volte la
causa è invece su base ereditaria. Alcune patologie del colon
possono indurre un aumento dei livelli di acido urico nelle urine.
I cristalli di ossalato di calcio si possono accrescere attorno
ai nuclei di acido urico con il meccanismo noto come "nucleazione
eterologa".
Ipomagnesiuria
Il magnesio compete con il calcio nel legame con l'ossalato, formando
un sale maggiormente solubile dell'ossalato di calcio, viene pertanto
considerato uno degli inibitori più efficaci della cristallizzazione.
Abbastanza raramente si rileva una ipomagnesiuria come unico difetto
alla valutazione metabolica di un paziente litiasico. A volte l'ipomagnesiuria
può essere secondaria alla somministrazione cronica di diuretici
tiazidici.
Disidratazione
In presenza di una diatesi litiasica, la disidratazione può
facilmente favorire la precipitazione di sali litogeni in urine
particolarmente concentrate. Per questa ragione, alcuni tipi di
attività lavorative o di svago che causano disidratazione
influiscono negativamente sullo sviluppo della patologia litiasica.
Tipici esempi sono i viaggi aerei frequenti e prolungati, i lavori
in ambienti caldi, la vita in climi caldo-secchi ed i lunghi periodi
di attività fisica che causino profusa sudorazione. D'ogni
modo, la disidratazione non è mai di per sé causa
di calcolosi, devono infatti coesistere uno o più dei difetti
metabolici precedentemente elencati.
Quadri
clinici
La
maggioranza delle calcolosi decorre in modo asintomatico, le manifestazioni
cliniche, infatti, si rendono evidenti solo nel 20-30% dei casi.
Il riscontro di litiasi è assai spesso occasionale, in corso
di accertamenti effettuati per altri motivi. D'ogni modo, una volta
individuato un calcolo, viè una probabilità del 50%
che esso si renda sintomatico entro i 5 anni successivi. L'incidenza
della calcolosi è simile nei due sessi, anche se nei maschi
risulta sintomatica tre volte più frequentemente. La calcolosi
è una malattia ad elevato tasso di recidiva, che avviene
in almeno tre quarti dei casi nel corso dei 25 anni successivi al
primo episodio.
La
colica renale
La
manifestazione clinica più comune della calcolosi urinaria
è la colica renale. Si tratta di un quadro sintomatologico
tipico, per il quale non è in genere difficile la diagnosi
differenziale dalle altre patologie addominali acute. E' un dolore
addominale ad insorgenza rapida, riferito a livello del fianco ed
all'angolo costo-vertebrale; è presente una tipica irradiazione
anteriore, verso l'inguine ed i genitali esterni. Talvolta il dolore
non è avvertito come "profondo" ma piuttosto nella
sua proiezione superficiale cutanea. L'insorgenza è tipicamente
notturna, spesso successiva a strapazzi fisici od alimentari; il
dolore presenta delle tipiche esacerbazioni periodiche; il paziente
è agitato, alla vana ricerca di una posizione antalgica.
Possono associarsi disturbi neuro-vegetativi come nausea e vomito.
Non costante è l'associazione con disturbi minzionali, quali
pollachiuria e stranguria, tipici dell'impegno del calcolo nel tratto
pre-ed intramurale dell'uretere.
La causa del dolore della colica renale è un brusco aumento
della pressione idrostatica all'interno delle cavità renali
e dell'uretere prossimale, dovuta all'ostruzione causata dal calcolo.
L'ostruzione può avvenire a qualsiasi livello, dai collettori
caliceali, al giunto pielo-ureterale, a tutto l'uretere fino al
tratto intramurale, scatenando un dolore di caratteristiche simili.
Non si verifica quindi alcuno spasmo della via escretrice ostruita:
la peristalsi tende invece a scomparire parallelamente all'aumento
della pressione endoluminale. La medesima può raggiungere
rapidamente valori fino a 100 cm d'acqua, con aumento dell'apporto
ematico al rene (mediato dalle prostaglandine) e reflusso urinoso
nei tessuti peri-pielici.
L'esame obiettivo del paziente con colica renale conferma ovviamente
una netta dolorabilità alla palpazione della loggia renale
interessata, mentre l'addome resta tipicamente trattabile, senza
reazioni di difesa. Nelle fasi acute si raccomanda di non infliggere
al paziente l'evocazione del classico segno del Giordano, che nulla
aggiungerebbe ad una diagnosi già evidente, causando un'inutile
ulteriore esacerbazione del dolore.
La diagnosi differenziale va posta nei confronti di tutte le altre
patologie addominali acute (appendicite, colica biliare, gravidanza
extra-uterina, ecc.) anche se l'origine "posteriore" e
"lateralizzata" del dolore è abbastanza inequivocabile.
A parte l'episodio ostruttivo acuto con colica, la calcolosi può
dare dei dolori d'intensità, sede e durata molto variabile.
Si tratta più frequentemente di un senso di peso alla loggia
renale, ma anche di fitte saltuarie o di vaghe lombalgie. La palpazione
profonda della loggia renale e la manovra di Giordano possono risvegliare
od acuire il dolore, indirizzando la diagnosi. Negli esiti di coliche
renali ripetute, la comparsa di peritonismo, anche sfumato, può
far sospettare uno spandimento urinoso.
La microematuria è un segno pressoché costante di
tutte le calcolosi. Nell'evoluzione della patologia litiasica possono
manifestarsi anche episodi d'ematuria macroscopica, specie in relazione
ad episodi di colica o strapazzi fisici.
L'ostruzione urinaria prolungata può portare ad una dilatazione
della via escretrice a monte dell'ostacolo. Il ristagno pielico
di urina può infettarsi ed il paziente può quindi
manifestare un rialzo febbrile, talora ad andamento tipicamente
settico. La presenza di coliche subentranti accompagnate da febbre
è significativa per importanti complicanze in atto, con necessità
di un trattamento a breve termine. Talora, anche in assenza di episodi
acuti, la dilatazione e l'infezione asintomatica possono portare
poco alla volta ad un danno renale importante, con pielonefrite
e progressiva insufficienza funzionale.
Indagini diagnostiche
Esami
strumentali
L'ecografia
e la radiografia reno-vescicale diretta, eseguite in associazione,
sono le indagini di primo livello nello studio della calcolosi.
Esse possono orientare sul numero, la posizione ed il volume dei
calcoli, sulla presenza di una dilatazione della via escretrice
e di un eventuale riduzione della componente parenchimale del rene.
Come si è detto, quasi tutti i calcoli sono più o
meno radio-opachi e si evidenziano con facilità alla radiografia,
a patto che sia stata condotta un'adeguata pulizia intestinale.
I calcoli di acido urico sono tradizionalmente definiti come radiotrasparenti,
almeno alle indagini con tecnica convenzionale. L'esame radiologico
più completo è l'urografia, la cui esecuzione è
inderogabile in tutti i casi in cui si presuma la necessità
di un intervento invasivo. In caso di rene funzionalmente escluso
con presenza di calcolo nella via escretrice, lo studio deve essere
talora completato mediante una pielografia ascendente o trans-nefrostomica.
La scintigrafia renale dinamica si rende a volte necessaria per
valutare selettivamente una funzione renale ridotta, nell'ottica
di un eventuale intervento demolitivo.
La scintigrafia delle paratiroidi è in grado di oggettivare
un iperparatiroidismo primario, già sospettato clinicamente.

Esami laboratoristici
Lo
studio metabolico del paziente litiasico è un argomento estremamente
complesso e delicato. Se da una parte, è importante cercare
di individuare eventuali difetti emendabili, dall'altra non è
ancora ben definito mediante quali esami questo studio possa essere
fatto nel più semplice ed economico dei modi. Spesso vi sono
notevoli divergenze concettuali tra un approccio "urologico"
ed uno "nefrologico".
Analisi
del calcolo - E' l'indagine fondamentale ed irrinunciabile per indirizzare
qualsiasi diagnosi metabolica. Si tratta di un esame poco costoso,
anche se effettuato con le metodiche più idonee (spettro-fotometria
ad infrarossi). I pazienti litiasici dovrebbero essere sempre sensibilizzati
a recuperare e conservare tutti i calcoli espulsi spontaneamente,
compresi i frammenti dopo la litotrissia extracorporea.
Dosaggi
siero-urinari - La tendenza generale è quella di sottoporre
tutti i pazienti ad una valutazione metabolica, fin dal primo episodio
litiasico. Non vi è ancora invece unanimità su quale
debba essere il minimo degli esami utili, da eseguirsi comunque
in condizioni di vita ed alimentazione abituali, qualche tempo dopo
qualsiasi episodio acuto. Gli esami fondamentali sono quelli tesi
ad individuare tutte le condizioni che comportino un rischio litogenetico
particolarmente elevato, come iperparatiroidismo, ossalosi, cistinuria,
dismetabolismo purinico congenito, acidosi tubulare, sarcoidosi.
In un secondo tempo, l'ipercalciuria idiopatica può essere
differenziata nelle sue varianti renale ed assorbitiva, con un dosaggio
del calcio urinario a digiuno (test di Nordin). Valutazioni ripetute
dei sali litogeni, eseguite in corso di diete a tenore calcico variabile
od altri esami particolari (es. dosaggio della vitamina D) possono
concorrere a perfezionare ulteriormente la diagnosi. Nella seguente
tabella sono riassunti gli esami che si ritengono indispensabili
nell'inquadramento metabolico di ogni paziente litiasico.
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A)
Analisi del calcolo
B)
Esame urine con sedimento, urocoltura
C)
Dosaggi sul siero:
urea, creatinina, acido urico, sodio, potassio, bicarbonati, cloro,
calcio, fosforo, paratormone
D)
Dosaggi sulle urine delle 24 ore:
creatinina, acido urico, citrati, sodio, potassio, cloro, calcio,
fosforo, magnesio, ossalati
E)
Test di Brandt per la cistinuria
F)
(in casi selezionati) Dosaggi sulle urine a digiuno:
creatinina, calcio, pH

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