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La calcolosi urinaria
Terapia della colica renale
Considerata la patogenesi, una corretta terapia eziologica della
colica renale è basata sui farmaci anti-infiammatori non
steroidei (FANS) come diclofenac, ketorolac, ecc. Oltre all'azione
specifica anti-infiammatoria, questi farmaci agiscono bloccando
la sintesi delle prostaglandine vasodilatatrici, con relativa riduzione
del flusso plasmatico renale e della diuresi. Tutto ciò contribuisce
ad abbassare la pressione all'interno della via escretrice, agendo
direttamente sulla causa del dolore.
Nella pratica clinica è tuttora molto più comune l'uso
degli antispastici: tali farmaci non costituiscono una terapia "eziologica",
ma la loro efficacia è indiscutibile. In effetti non è
certo la componente antispastica ad essere attiva, ma l'intrinseca
azione antidolorifica posseduta da questi preparati. Poco abituale
in Italia è la somminisrazione di oppiodi, che costituisce
invece la terapia standard nei paesi anglosassoni.
In corso di colica renale è utile evitare il sovraccarico
di liquidi, sempre al fine di ridurre la diuresi e con essa la pressione
endopielica. Questo semplice ragionamento scredita l'abitudine di
infondere al paziente con colica renale dei liquidi per via endovenosa,
associandovi gli antidolorifici.
Una pratica poco conosciuta, ma a volte efficacissima, è
quella di individuare con attenzione sulla cute dell'addome del
paziente il punto preciso dove pare concentrarsi superficialmente
il dolore. Un piccolo pomfo sottocutaneo di acqua distillata qui
praticato può indurre un'immediata quanto provvidenziale
scomparsa del dolore.
In caso di febbre, specie se elevata e ad andamento settico, è
opportuno iniziare al più presto una terapia antibiotica
a largo spettro, possibilmente dopo un prelievo di urine per urocoltura.
Espulsione spontanea dei calcoli
Buona parte dei calcoli di diametro inferiore a 5-6 mm possono
venire espulsi spontaneamente, sebbene a costo di episodi di colica
renale. Quando i primi accertamenti, eseguiti dopo l'inizio della
sintomatologia, evidenzino un piccolo calcolo a qualsiasi livello
delle alte vie escretrici, non si pongono mai indicazioni ad alcun
trattamento invasivo immediato. Se il calcolo è impegnato
nell'uretere, è opportuno valutarne le possibilità
di migrazione spontanea, ripetendo una radiografia dopo 1-2 settimane.
La prescrizione urologica più comune rimane in queste situazioni
la terapia idropinica, effettuata con i cosiddetti "colpi d'acqua".
Si tratta di far assumere al paziente circa 1 litro d'acqua in un
periodo di 15-20 minuti, per stimolare un'onda di iperdiuresi tale
da costituire una spinta propulsiva del calcolo ureterale. Il presupposto
fisiologico è corretto, ma prima di prescrivere il carico
idrico, è necessario valutare se le condizioni lo rendono
opportuno (misura del calcolo, presenza o meno di dilatazione, presenza
di alterazioni anatomiche della via escretrice). Se non si tengono
presenti queste circostanze, la terapia di carico idrico può
quindi risultare addirittura controproducente, scatenando delle
coliche inutili. Per ovviare a questo rischio, si è da tempo
cercato di associare alla pratica dei "colpi d'acqua"
la somministrazione di farmaci atti ad aumentare la compiacenza
della via escretrice. E' stata anche consigliata la somministrazione
parenterale di glucagone, per la sua azione rilassante sulla muscolatura
liscia. La terapia espulsiva proposta più di recente consiste
nell'associazione di un calcio-antagonista (nifedipina retard, 20
mg x 2/die) e di un cortisonico (metilprednisolone retard, 8 mg
x 2/die). Il razionale di questo tipo di terapia è quello
di ottenere un rilassamento massimale della muscolatura liscia insieme
ad un potente effetto anti-edemigeno sulla mucosa effetti non tutti
i pazienti sopportano la terapia a piene dosi, che va quindi ridotta
al bisogno.
Quando un calcolo ureterale non progredisce entro un periodo di
2-3 mesi, anche in assenza di sintomatologia, si devono porre indicazioni
alla sua rimozione, con le metodiche più opportune. Allo
stesso modo, in caso di coliche subentranti e comparsa di febbre,
l'intervento avrà indicazioni più urgenti.
Terapia interventistica
I piccoli calcoli renali solitari (specie se calceali inferiori),
di dimensioni pari od inferiori ai 5 mm, senza sintomi né
complicanze locali, hanno per ora ancora un'indicazione conservativa,
limitata ad un semplice controllo periodico.
Fino a pochi anni fa la sola opzione terapeutica consisteva negli
interventi chirurgici convenzionali:
- pielo-litotomia, ovvero asportazione del calcolo renale attraverso
un'incisione del bacinetto; in caso di calcoli voluminosi è
necessario prolungare l'incisione ad un collettore caliceale (pielo-calico-litotomia),
oppure eseguire delle incisioni accessorie del parenchima per estrarre
dei calcoli o frammenti caliceali (nefro-litotomia); la via d'accesso
al rene è tipicamente lombotomica extra-peritoneale;
- uretero-litotomia, ovvero asportazione di un calcolo ureterale
attraverso un'incisione longitudinale dell'uretere stesso; la via
d'accesso all'uretere è extraperitoneale, variabile secondo
il livello interessato.
L'evoluzione della terapia non-chirurgica della calcolosi è
andata di pari passo con il rapido sviluppo dell'endourologia, dovuto
alla disponibilità di strumenti ed accessori sempre più
miniaturizzati ed affidabili. A ciò si aggiunge l'introduzione
della litotrissia extracorporea ad onde d'urto, che ha radicalmente
modificato l'approccio clinico alla calcolosi negli ultimi a partre
dalla metà degli anni '80.
Le indicazioni al trattamento costituiscono un argomento in continua
evoluzione, sebbene si stia gradualmente delineando un certo consenso
di massima su alcuni punti, riassunti nella Tabella. In linea di
massima, disponendo di tutte le risorse tecnologiche più
moderne, l'80% delle calcolosi potrà oggi essere trattato
per via extracorporea, il 15% per via canalicolare e solo il 5%
con l'intervento a cielo aperto. L'efficacia di un trattamento è
valutata in base alle possibilità di rendere il paziente
libero da calcoli o frammenti clinicamente rilevanti.
Litotrissia extracorporea (Extracorporeal Shock
Wave Lithotripsy, E.S.W.L.)
La metodica si basa sull'emissione controllata e mirata delle
onde d'urto, che sono una forma di trasmissione dell'energia esplosiva
sotto forma di onde acustiche. Le onde d'urto possono essere generate
in vari modi ed altrettanto variamente collimate, per portare a
livello del calcolo urinario un'energia sufficiente a causarne la
frammentazione. I primi generatori sono stati di tipo elettroidraulico,
dove l'onda d'urto è prodotta dallo scoccare di una scintilla
tra due elettrodi (spinterometro) posti in ambiente liquido; le
onde sono quindi riflesse e concentrate da un ellissoide mobile.
Il puntamento avviene spostando il paziente od il generatore fino
a far combaciare il fuoco secondario con il calcolo da trattare,
ciò avviene con un sistema servoassistito, sotto controllo
radiografico od ecografico. Altri tipi di produzione delle onde
d'urto sono quello piezo-elettrico ed elettro-magnetico; la tendenza
è quella di realizzare litotritori sempre più compatti,
potenti e maneggevoli, per trattare più facilmente ed economicamente
la maggior parte delle calcolosi. In teoria tutte le calcolosi potrebbero
essere trattate per via extracorporea, ma la pratica ha definito
delle indicazioni più ristrette, entro le quali il trattamento
ha comunque un'efficacia terapeutica molto elevata. Tutti i trattamenti
che non necessitano di manovre accessorie possono essere effettuati
ambulatorialmente, non essendo necessaria con i litotritori di ultima
generazione alcuna anestesia. I frammenti litiasici devono essere
espulsi spontaneamente dal paziente, questo avviene in genere senza
particolari problemi, a patto che la loro massa non sia ingente
e che non si esageri con il carico idrico nelle ore immediatamente
successive al trattamento. I calcoli di cistina ed acido urico sono
molto più resistenti alle onde d'urto e la loro localizzazione
è meno agevole, almeno con il puntamento radiologico. Il
trattamento dei calcoli ureterali è altrettanto efficace,
a patto che i medesimi siano "in transito" e non abbiano
ancora decubitato a lungo sulla mucosa, aderendovi tenacemente ed
inducendo un edema reattivo. Le onde d'urto causano un documentato
danno al parenchima renale, con possibile insorgenza di ipertensione.
Il rischio è generalmente proporzionale alla quantità
d'onde somministrate: per trattamenti routinari, costituiti da meno
di 2000 onde di shock, si può considerare molto basso. Fra
le complicanze più gravi, è stata descritta la formazione
d'ematomi retroperitoneali ed addirittura la possibilità
di rotture del rene in seguito al trattamento.
Litotrissia endo-urologica
Vi sono oggi molteplici possibilità di trattare i calcoli
sotto controllo endoscopico diretto. Le metodiche si possono suddividere
in retrograde (uretero-renoscopia) ed anterograde (nefroscopia percutanea).
Per la frammentazione si dispone di vari tipi di sonde: ad ultrasuoni,
ad onde d'urto (elettroidrauliche), a laser-olmio e ad energia balistica
(Lithoclast). Queste due ultime forme di energia sono oggi le maggiormente
utilizzate. L'evoluzione tecnologica in questo campo è velocissima,
con il costante sviluppo d'endoscopi tanto più ridotti nel
calibro, quanto più efficienti nelle possibilità ottiche
ed operative. La tendenza di massima è oggi quella di prediligere
in linea di massima le manovre retrograde per via naturale, anche
per raggiungere le cavità intrarenali, utilizzando strumenti
flessibili con possibilità di ampie deflessioni attive e
passive dell'apice distale.
Ureteroscopia operativa
Vi sono strumenti rigidi e flessibili, anche questi ultimi con buone
possibilità operative, almeno per i modelli più recenti.
L'endoscopio è introdotto attraverso l'uretra e la vescica,
quindi, dopo aver eventualmente dilatato il meato ureterale, è
fatto progredire lungo l'uretere fino al calcolo. Oltre al meato,
gli ostacoli da valicare sono costituiti dall'incrocio con i vasi
iliaci e dall'edema reattivo della mucosa circostante il calcolo.
E' necessario poter disporre di una pressione idraulica efficiente,
per distendere parzialmente l'uretere e mantenere limpido l'ambiente.
Se la frammentazione, effettuata con una delle sonde di cui sopra,
è stata sufficiente, non è in genere necessario asportare
meccanicamente i frammenti. Viene invece lasciato in sede un cateterino,
oppure un'endoprotesi a doppio j, per garantire temporaneamente
la canalizzazione ureterale.
Pieloscopia percutanea operativa (PerCutaneous
Nephro-Lithotripsy, P.C.N.L.
L'accesso percutaneo è praticato previa puntura radio- od
ecoguidata mirata generalmente ai calici inferiori. Il tramite muscolo-fasciale
viene quindi dilatato fino al calibro sufficiente ad accogliere
la camicia del nefroscopio. Anche qui possono essere utilizzate
le varie sonde da litotrissia; dopo la frammentazione, i residui
di maggiori dimensioni possono essere estratti con pinze idonee.
Dopo il trattamento viene lasciato in sede attraverso il tramite
un catetere nefrostomico, per 24-48 ore.
Infine ricordiamo ancora la "chemio-litolisi",
ovvero la dissoluzione in-situ dei calcoli ottenuta con l'instillazione
endo-pielica di opportune soluzioni "litiche". Al momento
l'unica variazione inducibile è quella del pH, pertanto è
proponibile solo la dissoluzione dei calcoli nella cui formazione
entra in gioco questo parametro urinario. L'alcalinizzazione urinaria
favorisce la dissoluzione dei calcoli di acido urico e cistina,
così come l'acidificazione è efficace sui calcoli
fosfatici. Le soluzioni vengono portate nei pressi del calcolo tramite
cateteri nefrostomici od ureterali, tramite i quali può anche
essere rilevata la pressione endopielica, che deve essere mantenuta
bassa e costante. Questa metodica, estesamente utilizzata estesamente
solo in pochi centri, è forse oggi messa in ombra dalle altre
possibilità terapeutiche, resta in ogni caso da tener presente,
ad esempio per contribuire alla pulizaia totale dei frammenti in
calcolosi uratiche o fosfatiche complesse.
Trattamenti farmacologici per la prevenzione
delle recidive della calcolosi renale
I seguenti trattamenti sono molto specifici per ciascun tipo
di calcolo urinario, devono quindi essere prescritti in modo ragionato,
dopo un'attenta valutazione della situazione clinica.
Diuretici tiazidici
I diuretici tiazidici dimostrano una provata efficacia nella prevenzione
della calcolosi recidivante da ipercalciuria. La somministrazione
di questi farmaci causa un maggiore riassorbimento renale del calcio,
pertanto una più elevata frazione del calcio alimentare viene
fissata all'osso e meno calcio rimane nelle urine ad aumentare il
rischio litogeno. In alcuni studi a doppio cieco controllati con
placebo, i tiazidici hanno ridotto alla metà il numero di
recidive nel tempo della calcolosi. La riduzione della calciuria
è di circa il 50%, indipendentemente dal valore di partenza.
Se la calciuria non è elevata, il farmaco non ha alcun effetto
sulla litogenesi. La dose efficace del tiazidico è variabile
da paziente a paziente, deve quindi essere controllata ripetutamente.
I tiazidici possono collateralmente causare una ipopotassiemia,
una ipomagnesiuria ed una riduzione dei citrati urinari. La prima
situazione può essere potenzialmente pericolosa, la seconda
può secondariamente limitare il potere inibitorio delle urine
legato appunto ai citrati. Ottimale in questi pazienti è
quindi la somministrazione di citrato di potassio e magnesio.
Citrato di potassio
Questa sostanza può essere usata come alcalinizzante nel
trattamento di prima scelta per i calcoli di acido urico, per i
calcoli di calcio che derivano da una ipocitraturia e per compensare
la perdita di potassio legata alla somministrazione di tiazidici.
Il citrato di potassio si è dimostrato efficace in uno studio
prospettico a doppio cieco che ha interessato pazienti con calcoli
di ossalato di calcio ed ipocitraturia. In genere la dose iniziale
giornaliera è di 1 g tre volte al giorno. Poichè la
somministrazione di potassio può essere pericolosa nell'insufficienza
renale, è buona norma non prescrivere questa sostanza prima
di avre accertato una normale funzione renale ed una normale potassiemia.
Più recentemente le indicazioni all'uso del citrato di potassio
sono state estese ed assai generalizzate. Ad esempio, è diventata
prassi comune la somministrazione dopo la litotrissia extracorporea,
in presenza di frammenti clinicamente significativi, laddove il
citrato ritarderebbe un processo di ri-aggregazione dei frammenti,
prolungando le possibilità d'espulsione spontanea.
Si è reso da poco disponibile il citrato di potassio e magnesio,
che può essere utilizzato con gli stessi scopi del semplice
citrato di potassio, con il valore aggiunto dal magnesio, altro
noto inibitore della cristallizzazione dell'ossalato di calcio.
Poichè la cistina risulta più solubile in una urina
alcalina piuttosto che acida il citrato di potassio è anche
usato nel trattamento della cistinuria. Il fine è quello
di ottenere un pH superiore a 7 durante tuuto l'arco delle 24 ore,
pertanto la dose deve essere aumentata ed ulteriormente frazionata.
Dieta a basso contenuto di sodio
L'ipercalciuria è in stretto rapporto con l'apporto dietetico
di sodio. Una persona normale introduce mediamente con la dieta
una quantità di sodio giornaliera di circa 2,5 g. Se l'apporto
di sodio viene ridotto ad 1,5 g, una eventuale ipercalciuria assorbitiva
tenderà certamente a ridursi. Diete francamente iposodiche
(< 1 g/die) costituiscono un valido mezzo per ridurre la calciuria
così come i diuretici tiazidici. D'ogni modo, finora nessun
protocollo sperimentale ha documentato una efficacia della riduzione
dell'introduzione di sodio sulla calcolosi recidivante. Comunque
tale indicazione dovrebbe essere una ragionevole alternativa quando
i tiazidici non possano essere assunti a causa degli effetti collaterali
o per intolleranza. La dieta iposodica è anche in grado di
ridurre la dose efficace di tiazidico e riduce la perdita renale
di potassio
Dieta ipo-ossalica
Quando l'escrezione urinaria di ossalati è elevata e tale
aumento non è legato ad alcuna malattia sistemica, una modificazione
della dieta è la sola alternativa terapeutica. Gli ossalati
della dieta derivano da alcuni alimenti ben identificabili, fra
i più comuni le verdure a foglia verde scuro (spinaci, ecc.),
i peperoni, gli asparagi, il cioccolato e la frutta secca. Una lista
di alimenti da evitare o ridurre per l'alto contenuto di ossalati
è sufficiente per la maggior parte dei pazienti. Una dieta
ipossalica è quasi sempre adottata quando l'iperossaluria
deriva da una patologia dell'intestino tenue con relativo aumento
dell'assorbimento adeguato dell'acido ossalico.
Dieta ipocalcica
Contrariamente a quanto si potrebbe credere, una dieta a basso contenuto
di calcio non è indicata nel trattamento della calcolosi.
Infatti una persona ha bisogno di almeno 800 mg di calcio con la
dieta al giorno per prevenire l'osteoporosi. Una dieta ipocalcica
è inoltre una causa potenziale di iperossaluria, poichè
una bassa quantità di calcio nell'intestino permette agli
ossalati della dieta di essere assorbiti in maggiori quantità.
Gli ossalati dovrebbero infatti normamlmente precipitare combinandosi
con il calcio in un composto non riassorbibile da parte dell'intestino.
Un'adeguata assunzione di calcio con la dieta dovrebbe essere raccomandata
in tutti i pazienti con iperossaluria. Il calcio dovrebbe provenire
dagli alimenti, poichè i supporti di calcio spesso portano
ad un assorbimento troppo rapido, adducente a pericolosi picchi
di ipercalciuria.
Dieta a basso contenuto di grassi
Quando un malassorbimento intestinale è la causa della iperossaluria
e dei calcoli, una dieta particolare che fornisca le calorie necessarie
con un basso contenuto di grassi può aiutare nel ridurre
l'iper-assorbimento di osslati: Questo genere di dieta dovrebbe
essere gestito da un dietologo esperto.
Piridossina (vitamina B6)
Nei pochissimi pazienti che hanno una iper-produzione ereditaria
di ossalati la piridossina per via orale dovrebbe stimolare l'enzima
alterato e ridurre i livelli di ossalati nelle urine, aiutando a
prevenire la calcolosi e l'insufficienza renale. Si inizia da una
bassa dose di piridossina raggiungendo gradualmente quella massima.
Se il farmaco non causa una evidente diminuzione dell'iperossaluria,
non deve essere usato poiché può causare importanti
effetti collaterali, i più importanti dei quali a carico
delle terminazioni nervose.
Dieta a basso contenuto di purine
Le basi puriniche e pirimidineche formano il DNA e l'RNA, un aumentata
assunzione di purine causa una iperuricuria che è essa causa
di calcoli di acido urico, ma anche di ossalato di calcio. Le purine
nella dieta derivano principalmente dalle carni rosse e dagli insaccati,
alimenti particolarmente ricchi in nuclei cellulari e quindi in
DNA ed RNA. L'assunzione di questi alimenti in quantità superiore
ai 400 g/die è in grado di favorire la formazione di calcoli,
dovrebbe quindi essere ridotta di almeno 1/3.
Allopurinolo
Questo farmaco inibisce la conversione delle purine in acido urico,
può pertanto ridurre l'iperuricuria nei pazienti con calcoli
renali. Uno studio prospettico triennale ha mostrato una efficacia
dell'allopurinolo nel prevenire i calcoli di calcio dovuto ad una
iperurucuria.
In generale è preferibile ridurre l'introito di purine ed
evitare il farmaco ma in alcune persone la restrizione dietetica
è impraticabile e le recidive della calcolosi richiedono
un trattamento. L'allopurinolo è generalmente ben tollerato,
può comunque talora causare importanti effetti collaterali
di tipo cutaneo e sistemico, per intolleranza.
Acido aceto-idrossamico
Questo farmaco era risultato promettente per il trattamento dei
calcoli di struvite derivanti da un'infezione. Il farmaco inibisce
l'ureasi batterica, che porta alla formazione di ammoniaca ed alcalinizzazione
urinaria. Sfortunatamente gli effetti collaterali sono considerevoli
ed includono l'anemia emolitica ed importanti cefalee. Il farmaco,
non disponibile in Italia, è quindi utilizzato relativamente
di rado, salvo che in situazioni gravi in cui la pericolosità
della calcolosi infetta supera di per se stessa i rischi legati
alla somministrazione del farmaco.
D-Penicillamina e Thiola
Questi farmaci aumentano la solubilità della cistina e possono
prevenire le recidive dei calcoli dovuti alla cistinuria. Essi devono
essere associati ad una iperidratazione e ad un'alcalinizzazione
delle urine. Gli effetti collaterali si verificano in oltre il 50
% dei pazienti ed includono parestesie (trattabili con supplementi
di zinco), febbre, artrite ed insufficienza renale. A causa di questi
numerosi effetti collaterali, tali farmaci dovrebbero essere prescritti
soltanto quando il carico idrico e l'alcalinizzazione risultano
insufficienti.
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