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La sindrome da Disreflessia
Autonomica
Nella
prefazione di ogni testo sulla fisiologia della vita di relazione e
della vita vegetativa si legge che l’uomo si comporta, rispetto al
mondo che lo circonda ed alle sue stesse funzioni fisiologiche, come
una unità funzionale e non come un ammasso di muscoli e visceri
dotati di attività fra loro non collegate. L’elemento funzionale
alla base della fisiologia neurovegetativa va ricercato nell’assioma
fondamentale di omeostasi, intendendo per omeostatiche tutte le
funzioni fisiologiche che contribuiscono ad assicurare la stabilità
del nostro organismo. Questa proprietà di combinare le parti in un
tutto, concetto espresso da Sherrington come azione integrativa del
sistema nervoso, é ciò che viene parzialmente a mancare nel
lesionato midollare.
Già agli albori
degli studi sulla para e tetraplegia in Europa, Guttmann nel 1944
aveva osservato come in tre pazienti paraplegici con lesione a
livello toracico alto la distensione vescicale in corso di
cistografia retrograda avesse provocato la comparsa di crisi di
vasodilatazione al torace, agli arti superiori, congestione nasale e
cefalea pulsante, oltre ad una sensazione di malessere generale.
Guttmann osservò come tali sintomi non potessero essere spiegati da
una attività del midollo sottolesionale: la distensione di un organo
cavo situato al di sotto della lesione mielica aveva provocato una
risposta da parte dei meccanismi autonomici in una parte del corpo
al di sopra della lesione stessa.
La disreflessia
autonoma (DA) é una sindrome caratterizzata da accessi ipertensivi
parossistici accompagnati da bradicardia e sintomi neurovegetativi
quali sudorazione, brividi, cefalea. Tale sindrome si manifesta
principalmente in quei pazienti che presentano, specie nelle fasi
iniziali della malattia, una bassa pressione arteriosa a riposo e
frequenti episodi acuti di grave ipotensione. La DA è in effetti
presente in forma più o meno grave in tutti quei pazienti la cui
sindrome lesionale abbia il limite inferiore al di sopra del sesto
mielomero dorsale, con midollo sottostante intatto. In questi
pazienti, sia l’ipotensione posturale che la DA rappresentano la
diretta conseguenza della parziale deefferentazione del riflesso
barocettivo vasomotorio.
L’ipotensione
posturale é determinata dalla compromissione dei riflessi tonici
barocettivi (che rendono rapidi e sensibili i meccanismi nervosi che
riguardano l’omeostasi pressoria); l’ipertensione arteriosa é invece
determinata dalla compromissione dei riflessi fasici barocettivi
(quelli che entrano in azione in caso di bruschi innalzamenti della
pressione arteriosa, come in seguito ad una scarica dei mediatori
adrenergici per effetto di intense emozioni).
I vari stimoli in
grado di eccitare i centri simpatici del tratto intermedio e
laterale del midollo (da C8 a L2) scatenano una esagerata risposta
simpatica per la mancanza della continua influenza inibitoria da
parte dei centri superiori; tale esagerata risposta simpatica
determina una vasocostrizione generalizzata, responsabile della
crisi ipertensiva parossistica.
Le afferente del
riflesso fasico barocettivo, stimolate dall’ipertensione, sono
integre ed il centro bulbare viene stimolato determinando un aumento
dell’attività vagale con conseguente bradicardia. La sezione
midollare impedisce l’inibizione sui centri ortosimpatici ed é
responsabile della DA. La parziale deefferentazione del riflesso
barocettivo esita così in ipertensione e bradicardia.
Gli stimoli in
grado di provocare tale temporale ortosimpatico sono nella grande
maggioranza dei casi di origine vescico-sfinterica, trattandosi
quasi sempre di una condizione di iperpressione vescicale. Altre
possibili cause di DA sono rappresentate dalla distensione rettale,
emorroidi, unghie incarnite, ulcere da decubito, ecc..
In termini
urodinamici l’iperpressione vescicale é espressione di una
condizione ostruttiva e questo é quanto mai vero nel caso di una
vescica neurologica iperreflessica (da lesione del primo neurone
viscero motore) con dissinergia vescico-cervicale e/o sfinterica
(che rappresenta l’evento ostruttivo). Una condizione di
iperpressione vescicale può essere provocata anche da manovre
incongrue sul basso apparato urinario (cateterismo transuretrale
eseguito in maniera aggressiva, manovre endoscopiche, catetere
transuretrale non ben funzionante...).
La presenza di
infezione urinaria, formazioni litiasiche vescicali, epididimiti
(complicanze frequenti delle mielolesioni) rappresentano altre
situazioni a rischio per l’insorgenza della disreflessia autonoma.
In effetti tale sindrome si manifesta nelle sue forme più gravi in
quelle situazioni non bilanciate, a rischio per l’alto apparato
urinario.
Se da una parte
l’esistenza della sindrome condiziona il programma riabilitativo
generale, dall’altra l’opportunità di un suo specifico trattamento
indirizza di necessità la strategia terapeutica urologica. In una
buona parte dei casi, se la causa scatenante la DA è di pertinenza
urologica, la terapia è rappresentata dalla risoluzione della
condizione di iperreflessia detrusoriale ad alte pressioni e della
ostruzione (funzionale od organica) cervico-sfinterica. Secondo
l’esperienza degli autori la terapia farmacologica, sia mirata in
senso eziologico (alfa-litici) che patogenetico (anticolinergici),
nei casi gravi di DA non consente di ottenere risultati
soddisfacenti e definitivi; al contrario l’intervento disostruttivo
(sfinterotomia) è in grado, nella quasi totalità dei casi, di
risolvere definitivamente il problema.
Durante la crisi,
se la pressione arteriosa raggiunge valori elevati, a rischio per la
comparsa di gravi complicanze centrali e cardio-circolatorie, é
opportuna la somministrazione per via endovenosa di farmaci ad
azione alfa-litica; di questi il più usato era, fino a pochi anni or
sono, la fentolamina, attualmente non disponibile sul mercato
nazionale; in alternativa può essere utilizzata una molecola ad
azione vasodilatatrice (per esempio un calcioantagonista come la
Nifedipina) per via sublinguale. Sarà opportuno inoltre far assumere
al paziente la posizione seduta e ricercare le possibili cause
scatenanti quali una sovradistensione vescicale (risolvibile con un
cateterismo estemporaneo), una eccessiva trazione del catetere
autostatico sul collo vescicale, una sovradistensione dell’ampolla
rettale (lo svuotamento dovrà essere effettuato con estrema
prudenza). E’ bene, a tale proposito, ricordare come le crisi acute
di DA possano frequentemente verificarsi nel corso di interventi
chirurgici urologici per via endoscopica. La prevenzione di tale
possibile evenienza si basa sull’assunzione preoperatoria di farmaci
ad azione alfa-litica e sull’utilizzo sistematico dell’anestesia
spinale.
BIBLIOGRAFIA
1) Carone R., Bodo
G., Vercelli D., Bertapelle P.: Disfunzioni Autonome, Pantè Editions
1994
2) Pagine web del
sito
http://www.neuro-urologia.it
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