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L'ENURESI: cause e diagnosi


PREMESSA

 

L'enuresi viene distinta in una forma primaria ed una secondaria, la qual cosa può sottintendere meccanismi patogenetici diversi.

Nell'ambito della forma primaria, che nella terminologia internazionale si definisce enuresi notturna primaria, esistono le cosiddette forme mononosintomatiche, che presentano cioè come unico sintomo la perdita involontaria d'urina durante il sonno (enuresi notturna primaria "pura") e casi nei quali si riscontra, oltre all'evento enuretico notturno, anche qualche elemento di disfunzione vescicale, ovviamente diurna.

Le forme secondarie sono abbastanza omogenee dal punto di vista clinico. Tutt'al più si possono distinguere, nell'ambito della stessa forma, casi con enuresi come unico sintomo, da casi nei quali si associano turbe comportamentali, encopresi (incontinenza fecale notturna), tic, oltre a disfunzioni minzionali.

 

LE CAUSE

Escludendo l'enuresi che si associa (e quindi è solo un sintomo) a patologie organiche, siano esse metaboliche o urologiche o neurologiche, analizziamo l'enuresi notturna (EN) intesa come disturbo essenziale, sia nella sua forma primaria che secondaria.

Esistono due principali gruppi di ipotesi sull'origine del disturbo. Un primo gruppo di ipotesi, chiaramente biologiche, prende in considerazione dalla predisposizione genetica, al ritardo della maturazione delle strutture neuro?muscolari, alla ridotta capacità vescicale, alla qualità ed intensità del sonno, all'allergia a cibi e bevande, alla ridotta secrezione notturna di ormone antidiuretico (ADH). Un secondo gruppo, di natura chiaramente psicogena, comprende proposte interpretative in chiave ora psicodinamica, ora psicosomatica, ora comportamentale. Nel primo gruppo si potrebbero individuare le cause dell'enuresi primaria, mentre le ipotesi del secondo gruppo troverebbero una più logica correlazione con l'enuresi secondaria.

 

1. IL FATTORE EREDITARIO

Circa il 50% dei bambini con enuresi notturna ha un genitore che ha bagnato il letto. Se poi i genitori erano entrambi enuretici, tale disturbo può ripresentarsi nei figli nel 70% dei casi. E' difficile tuttavia attribuire questa ricorrenza nei figli al solo fattore "genetico", in quanto componenti ambientali potrebbero avere una loro importanza potenziale. Genitori che sono stati enuretici potrebbero avere comportamenti educativi o vissuti emotivi diversi da genitori che non lo sono stati. Secondo alcuni autori il rischio per un soggetto enuretico di avere un figlio con lo stesso disturbo é sei volte maggiore rispetto al soggetto normale. Si legge in letteratura che il 68% dei gemelli monozigoti é concordante per l'enuresi; confrontato al 36% di concordanza nei gemelli dizigoti questo dato suggerirebbe un certo peso della predisposizione genetica. Rimane tuttavia da chiarire quale evento patologico si eredita: il fatto stesso che nel 99% dei casi l'enuresi scompare dopo i 15 anni fa ipotizzare che si "erediti" un ritardo di funzione sia essa neuro?anatomica o recettoriale od ormonale o quant'altro non ancora individuato.

Del tutto recentemente la biologia molecolare ha dato un contributo importante allo studio della genetica dell'enuresi, individuando in un tratto del cromosoma 13 la possibile sede del gene dell'enuresi primaria notturna tipo I, cioé stando alla definizione riportata dall'autore, di quella condizione nella quale si verificano tre o più eventi enuretici per settimana in bambini oltre i sette anni, senza periodi asciutti dalla nascita.


2. CAPACITA' VESCICALE
Si sostiene che molti enuretici abbiano una capacità vescicale ridotta rispetto ai "normali", non in termini di dimensioni, bensì di capacità di trattenere l'urina senza dare origine a contrazioni vescicali, quindi una ridotta o una ritardata acquisizione della funzione di serbatoio della vescica e non una riduzione in senso anatomico della stessa. Ciò può essere vero per alcuni enuretici, in particolare per quelli nei quali si associano segni di disfunzione minzionale diurna. Ve ne sono altri, invece, che hanno una normale capacità vescicale, in particolare se di età superiore agli 8 anni.

 

3. RITARDO DI MATURAZIONE
Un ritardo di maturazione delle strutture del sistema nervoso centrale responsabili del controllo vescicale notturno é stato invocato da tempo e riproposto anche recentemente. Sebbene esposta nei termini di un generico ritardo di maturazione della complessa rete di interconnessioni tra i centri nervosi che regolano la funzione vescicale, l'ipotesi di una immaturità del sistema centrale di inibizione del riflesso della minzione durante il sonno é assai suggestiva. Tuttavia é difficile sostenere tale ipotesi in quei soggetti nei quali si alternano notti asciutte con notti bagnate. Si suppone infatti che una o più notti asciutte stiano ad indicare una raggiunta maturazione dei centri nervosi deputati alla continenza notturna.

 

4. DISTURBI DEL SONNO
L'enuretico ha il sonno più pesante o può comunque correlarsi l'enuresi a qualche stadio del sonno? Si parla di questo problema da molti anni. Già nel 1955 alcuni autori sottolineavano l'importanza della profondità del sonno nell'origine dell'enuresi, tanto che da questa interpretazione é conseguita poi l'abitudine da parte dei genitori di svegliare il proprio figlio enuretico durante la notte. L'ipotesi ha avuto alterne fortune; per lo più appoggiata dagli esperti di neurofisiologia, é stata minimizzata da altri che avrebbero dimostrato mediante studi elettroencefalografici e cistometrici l'assenza di correlazione tra la qualità e gli stadi del sonno e l'evento enuretico.
Negli anni successivi numerose ipotesi sono state avanzate da vari ricercatori, ipotesi però spesso tra loro contraddittorie. La semplice osservazione clinica dimostra che, mentre alcuni enuretici hanno il sonno veramente pesante tanto che alcuni soffrono di sonnambulismo, altri hanno un sonno normale, pertanto non sembra corretto attribuire alla qualità ed alla intensità del sonno un ruolo essenziale.

 

5. UN'IPOTESI STORICA: I DISMORFISIMI DELLA COLONNA VERTEBRALE

In considerazione del fatto che la prima tappa delle vie nervose che regolano la funzione vescicale è il midollo lombosacrale, si é data nel tempo molta importanza alle dismorfie (anomalie di formazione) della colonna vertebrale, quali una sacralizzazione dell'ultima vertebra lombare, una lombarizzazione della prima sacrale, la schisi (mancata chiusura dell'arco posteriore) di S1 o in minore misura di L5 e di S2.

Studi eseguiti su enuretici e gruppi di controllo non hanno messo in evidenza alcuna differenza statisticamente significativa per quanto attiene i dismorfismi del rachide. Sarebbe inoltre difficile spiegare una connessione causale tra i due eventi in quei casi, numerosi, in cui l'enuresi scompare spontaneamente alla pubertà quando l'anomalia del rachide ovviamente persiste. Ci si può domandare, quindi, se é ancora giustificata una radiografia del tratto lombosacrale in soggetti enuretici alla luce di queste considerazioni. Se a causa di un disrafismo della colonna vi é un interessamento "organico" delle strutture nervose che controllano la minzione non si può più parlare di enuresi primaria o secondaria, bensì di enuresi sintomo di una patologia neurologica. .In tal caso, si renderanno necessarie indagini più mirate come lo studio urodinamico e la Risonanza Magnetica.

 

6. IL RUOLO DELL'ORMONE ANTIDIURETICO ADH o VASOPRESSINA.

La quantità di urine prodotta durante il giorno è maggiore rispetto a quella prodotta durante a notte nel rapporto di 2:1. La diuresi segue quindi, nei soggetti normali, un ritmo circadiano (legato cioè al ritmo sonno/veglia), per cui l'urina prodotta durante la notte ha una concentrazione maggiore. Dei resto, é constatazione comune quella del colore dell'urina della prima minzione del mattino, che appare più "concentrata" rispetto a quella emessa successivamente nella giornata.
Nei soggetti con enuresi notturna primaria, o quantomeno in una parte di essi, ciò non avverrebbe, come studi datati e recenti hanno dimostrato. Ma perchè questo?
Poiché nel soggetto normale, cioé con funzione renale integra, il metabolismo dei liquidi e degli elettroliti e quindi la diuresi è sotto il controllo dell'ormone antidiuretico (ADH), appare come logica conseguenza che agli studi sulla circadianità della produzione e della osmolalità delle urine si affiancassero altrettante ricerche sui livelli plasmatici dell'ADH tra giorno e notte, e quindi sul comportamento dello stesso nei normali e negli enuretici.
Negli anni '70 emerge che anche l'ormone antidiuretico sottostà ad un ritmo circadiano, con livelli plasmatici più alti nelle ore notturne nei soggetti normali. Ciò non accade negli enuretici o meglio in una quota di essi. Diversi autori hanno evidenziato un mancato aumento dell'ormone antidiuretico nelle ore notturne, in soggetti con una capacità vescicale peraltro normale. Venendo meno la riduzione della diuresi durante la notte, in particolare durante le prime ore del sonno, la vescica si riempie e, giunta al massimo della sua capacità di "raccolta", si svuota, producendo cosi l'evento enuretico.
In sintesi, quindi, l'ipotesi ormonale porterebbe a concludere che una quota di soggetti con enuresi primaria non ha o non ha ancora acquisito un ritmo circadiano nella produzione di ADH e quindi verrebbero a mancare il controllo notturno della produzione di urina e l'aumento della concentrazione della stessa.
Queste due condizioni assumono ovviamente un ruolo importante nel trattamento di questa affezione. Resta da chiedersi il perché di questa anomalia di produzione dell'ADH: secondo alcuni potrebbe essere un difetto di regolazione nella produzione del l'ormone, oppure un ritardo di maturazione dei bioritmi. Rimane anche da chiarire perché questi soggetti non si svegliano quando la loro vescica si é riempita fino al massimo della capacità. Infine, non tutti coloro in cui si riscontra una mancata produzione di ADH notturno presentano enuresi primaria.
Altri autori ipotizzano infine che la patogenesi dell'enuresi coinvolga il recettore per l'ADH (alcuni soggetti non risponderebbero adeguatamente alla presenza dell'ormone antidiuretico).

 

7. FATTORI PSICOLOGICI
La letteratura é ricca di contributi su questo argomento, con modelli interpretativi che vanno dal punto di vista psicodinamico, a quello psichiatrico, psicoemotivo e comportamentale. Per una maggiore informazione rimandiamo alle fonti pili adeguate.
E' opportuno segnalare, tuttavia, che se i fattori psicologici quali la separazione del bambino della madre, o una emozione particolarmente intensa o un contrasto tra genitori, o l'inizio della scuola o la nascita di un fratellino, giocano un ruolo importante nella patogenesi di una enuresi secondaria, non hanno necessariamente un ruolo centrale nella forma primaria.
L'enuresi non deve sottostare ad una visione interpretativa rigida per quanto attiene le sue origini. In altri termini, se anche il punto di partenza può essere individuato in un ritardo di maturazione dei complessi circuiti che regolano l'evento minzionale, o in un inadeguato ritmo circadiano dell'ADH o in un difetto dei recettori per questo ormone, non si può disconoscere il ruolo che un ambiente inadatto sotto il profilo psicoemotivo ed educativo può avere per il mantenimento del disturbo nel tempo.

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