|
L'ENURESI: aspetti clinici
e diagnostici
Con il termine enuresi si intende la
perdita involontaria di urina durante il sonno attraverso la via
naturale dopo il 3° anno di vita.
Essa viene considerata "primitiva"
(o idiopatica) quando non vi è soluzione di continuità nel
bagnare il letto, oltre il 4° - 5° anno di vita. Si parla, viceversa,
di "enuresi secondaria" qualora l'incontinenza notturna
si verifichi dopo un periodo variabile di normale acquisizione del
controllo vescicale. Tale distinzione, consacrata dall'uso, non è
tuttavia rigorosa, potendosi osservare casi di enuresi primitiva che
riconoscono una causa precisa (ad es. in alcune disfunzioni
vescico-uretrali l'enuresi può rappresentare il sintomo principe ed
essere presente fin dalla nascita) e, con maggior frequenza, casi di
enuresi secondaria che non sono sostenuti da alcun quadro
disfunzionale.
La forma primitiva
è molto più frequente della forma secondaria rappresentando dall' 80
al 90 % di tutti i casi di enuresi che giungono all'osservazione.
Ciononostante il "sintomo" enuresi deve
essere accuratamente valutato in tutti i casi nell'intento di
individuare, quando possibile, il momento etiopatogenetico (causale).
L'approccio urologico al bambino
enuretico deve quindi necessariamente prendere in considerazione tutte
le possibili cause del sintomo "enuresi" allo scopo di selezionare
quei casi che ben si avvalgono di uno studio più approfondito e di un
trattamento più adeguato rispetto alla semplice incontinenza urinaria
notturna non complicata.
Possono infatti essere causa di enuresi
secondaria le disfunzioni vescico-uretrali su base neurogena (ad
esempio nel mielomeningocele e nella spina bifida), ostruttiva (ad
esempio in presenza di valvole dell'uretra) o disfunzionale; il
reflusso vescico-ureterale massivo, l'epilessia ovvero la semplice
poliuria causata ad esempio dall'insufficienza renale, dal diabete
insipido o dal diabete mellito.
Il protocollo diagnostico
attuato non può essere il medesimo in tutti i casi ma deve essere
modulato, caso per caso, in relazione alla gravità del sintomo e alla
sua eventuale associazione con altri segni.
Di fronte ad un caso di enuresi, notevole importanza deve essere
attribuita alla valutazione del quadro clinico. Le forme primitive
sono caratterizzate dalla semplice enuresi notturna. Aumento della
frequenza minzionale e/o urgenza minzionale compaiono solo nel 5 - 10
% dei pazienti ed enuresi diurna nel 2 - 5 % dei casi. All'anamnesi
possono essere frequentemente rilevati la presenza del sintomo nei
familiari e, più raramente, piccoli ritardi nelle fondamentali tappe
di accrescimento psicofisico.
Possono inoltre essere evidenziati
problemi familiari, ovvero problemi di inserimento sociale del
bambino. L'esame obiettivo, urologico e neurologico con particolare
attenzione all'ispezione delle regioni addominale, genitale, anale e
gluteosacrale, è generalmente normale. Esso deve essere completato
dall'osservazione dell'andatura e di almeno un atto minzionale,
importanti per evidenziare eventuali lesioni neurologiche e/o una
grave forma di difficoltà alla minzione (disuria). La palpazione della
regione addominale bassa (ipogastrica) dopo minzione consente inoltre
di apprezzare un eventuale residuo mentre l'esplorazione rettale, con
particolare riguardo al tono anale, e la ricerca del riflesso bulbo
cavernoso e di una eventuale anestesia a sella permettono di
evidenziare una lesione del midollo sacrale o della cauda equina.
Nel caso l'enuresi presenti le
caratteristiche della forma idiopatica, completano il protocollo di
studio un esame urina con urinocoltura, una ecografia renale e
vescicale prima e dopo minzione ed una flussimetria eventualmente
associata ad elettromiografia e a misurazione della pressione rettale.
Lo studio della funzione detrusoriale in
questi pazienti può mostrare la presenza di contrazioni detrusoriali
involontarie. Tuttavia la frequenza di tale reperto ed il significato
che ad esso debba essere attribuito sono a tutt'oggi oggetto di
discussione. Non appare pertanto utile, in casi di enuresi non
complicate, procedere ad una valutazione della pressione vescicale e/o
uretrale che quasi mai fornisce informazioni utili al fine di una
adeguata programmazione terapeutica.
Qualora il quadro clinico sia complicato
da incontinenza anche diurna, da disuria, mitto intermittente,
difficoltà ad iniziare la minzione, sgocciolamento (dribbling),
infezioni urinarie, incontinenza fecale (encopresi) o poliuria
(eccessiva produzione di urina), è d'obbligo pensare alla possibilità
che l'enuresi non sia idiopatica ma che il sintomo possa essere
espressione di una patologia.
All'esame obiettivo è possibile rilevare
la presenza di rigonfiamenti, peli o chiazze pigmentate in regione
gluteo sacrale, ovvero di alterazioni dell'andatura e della
sensibilità associati o meno ad iperreflessia osteotendinea e al piede
cavo o equino. Il tono anale può essere ridotto e può essere
evidenziata una anestesia a sella. La palpazione della regione
ipogastrica può mettere in evidenza un globo vescicale e
l'esplorazione dei genitali esterni può consentire di individuare una
fimosi serrata o una grave stenosi del meato uretrale.
In questi pazienti è necessario
approfondire la valutazione diagnostica oltre che con 1'urografia
anche con una uretrocistoscopia, uno studio video urodinamico
completati da una visita neurologica e da una RMN midollare.
Possono essere causa di enuresi
secondaria l'ostruzione cervico-uretrale (valvole o stenosi
dell'uretra, stenosi meatali), il reflusso vescico-ureterale-renale
massivo, le disfunzioni vescicali su base neurogena (mielomeningocele,
disrafismo spinale, agenesie sacrali, sindrome da trazione midollare,
mielopatie vascolari, post-traumatiche, neoplastiche ecc). Un cenno a
parte merita la cosiddetta " Neurogenic non neurogenic bladder" o
Sindrome di Himman e Bauman caratterizzata da enuresi, encopresi,
reflusso vescico-ureterale, trabecolatura vescicale, infezioni
urinarie, ed esame neurologico negativo.
Tra le altre cause di enuresi secondaria ricordiamo infine
l'insufficienza renale, il diabete mellito, il diabete insipido ed
alcune forme di epilessia.
Compito dell'urologo nell'enuresi
secondaria è stabilire la natura e la gravità della eventuale
disfunzione vescica-uretrale ed individuarne quando possibile le
cause, al fine di un'adeguata pianificazione terapeutica.
In conclusione il sintomo enuresi può, seppure in un gruppo di
pazienti relativamente piccolo, rappresentare la principale
espressione clinica di una ben più grave patologia misconosciuta. Non
è comunque utile sottoporre un piccolo paziente, nei casi di enuresi
non complicata, ad esami invasivi che comportino un certo margine di
rischio.
Il corretto inquadramento clinico
anamnestico consente di selezionare i casi di enuresi secondaria che
ben si avvalgono di un approfondimento diagnostico morfologico e
funzionale per una adeguata programmazione terapeutica.
pagina 2
di 3
<indietro
continua >
|