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L'ENURESI: il trattamento riabilitativo
La riabilitazione della vescica
enuretica si fonda sul principio di addestrare il bambino ad inibire
il riflesso minzionale contraendo validamente il piano perineale per
contrastare la contrazione vescicale spontaneamente insorta e
successivamente inibendo già sul nascere la contrazione vescicale.
L'approccio riabilitativo nel trattamento dell'enuresi in alternativa
alla terapia farmacologica si basa principalmente sulla constatazione
che la causa dell'enuresi è prevalentemente attribuita ad un difetto
maturativo del sistema nervoso centrale, si verifica la scomparsa
spontanea del sintomo nel 15% dei casi ogni anno ed è stato descritto
un elevato effetto placebo della farmacoterapia che può arrivare fino
al 68% di risoluzione. Inoltre l'osservazione che fino al 40% dei
bambini non è capace di contrarre correttamente il piano perineale, la
potenziale tossicità di una farmacoterapia protratta, unitamente alla
passività di tale metodica in contrapposizione ad un approccio attivo,
innocuo e pertanto ripetibile consentito dalla riabilitazione hanno
indotto a seguire questo nuovo indirizzo terapeutico.
L'approccio riabilitativo prevede innanzi tutto l'osservazione di
alcune norme comportamentali generali quali la riduzione
dell'introduzione di liquidi nelle ore serali, lo svuotamento della
vescica prima di dormire, l'interruzione del getto ad ogni minzione,
la proscrizione degli assorbenti in ambiente domestico e
l'incentivazione con premi da parte dei genitori al conseguimento dei
primi risultati. Secondo alcuni Autori queste semplici norme portano
ad un miglioramento già nel 25% dei casi. Il trattamento riabilitativo
vero e proprio prevede invece:
1) la correzione di eventuali abitudini minzionali abnormi
2) l'addestramento alla contrazione corretta del perineo
3) il biofeedback vescicale
4) l'uso degli allarmi notturni
La correzione di abnormi abitudini minzionali è attuata nei casi con
"vescica pigra" mediante la registrazione del foglio delle minzioni.
In questi casi viene semplicemente consigliato di aumentare la
frequenza delle minzioni spontanee. In altri casi i piccoli sono
istruiti a contrarre correttamente il piano perineale, in particolare
sono addestrati a stringere lo sfintere anale sul dito del terapista
senza fare intervenire contrazioni di muscoli agonisti (glutei,
adduttori) o antagonisti (addominali).
Nei casi di persistenza dell'enuresi
diurna, nonostante una corretta contrazione perineale, può essere
proposto il biofeedback vescicale, in particolare nelle bambine in
quanto prevede il cateterismo uretrale seguito da un lento riempimento
vescicale con visualizzazione della pressione vescicale come segnale
visivo. Il bambino riesce in tal modo ad identificare preventivamente
le contrazioni vescicali e quindi ad inibirle con una valida
contrazione perineale quando sono appena insorte e quindi di ampiezza
ancora ridotta. Tale tecnica permette perciò di migliorare la
percezione vescicale.
L'enuresi notturna è in genere meglio
corretta mediante l'uso degli allarmi notturni che svegliano il
bambino non appena si verifica la fuga di urina. Per questo motivo gli
elettrodi devono essere posizionati il più vicino possibile al meato e
quindi sulle mutandine anzichè sotto le lenzuola. È un metodo efficace
ma richiede la collaborazione dei genitori, che inizialmente devono
svegliare il bambino che non sente l'allarme. Per quanto riguarda la
frequenza del trattamento: la ginnastica perineale va attuata più
volte al giorno, inizialmente sotto la guida di un genitore. Il
biofeedback vescicale si attua una volta la settimana, mentre
l'allarme notturno viene utilizzato tutte le notti. La durata del
trattamento non deve essere inferiore ai 3 mesi (4 per l'allarme
notturno) prima di poter giudicare l'esito dell'intervento. Eventuali
trattamenti di richiamo sono utili per le forme in età più adulta dove
le metodiche di condizionamento trovano più difficoltà di
apprendimento.
Con la
ginnastica perineale ed il biofeedback vescicale sono stati ottenuti
buoni risultati sul controllo dell'enuresi diurna, mentre non si è
osservato alcun miglioramento sull'enuresi notturna che risulta più
sensibile all'uso degli allarmi notturni. Per quest'ultima tecnica di
condizionamento l'esperienza. non permette per ora di trarre delle
conclusioni, ma in letteratura sono già da tempo segnalate percentuali
di guarigione variabili dal 60 al 100% e nettamente superiori al
trattamento farmacologico. L'indicazione al trattamento riabilitativo
dell'enuresi richiede un'accurata selezione dei piccoli pazienti, in
quanto occorre escludere la presenza di fattori neurologici o
ostruttivi.
L'enuresi
secondaria o associata ad encopresi va senz'altro indagata anche dal
punto di vista psicologico in quanto spesso espressione di un
conflitto emotivo.
L'età del
bambino è pure un fattore da non trascurare prima di sottoporlo ad un
trattamento riabilitativo, in quanto al di sotto dei 6 anni è
difficile ottenere una collaborazione attiva, mentre per gli allarmi
notturni è preferibile attendere dopo gli 8 anni.
Queste metodiche
comportano un notevole dispendio di tempo da parte del personale e la
collaborazione da parte del bambino e della sua famiglia, ma
rappresentano una metodica alternativa preferibile alla terapia
farmacologica sia da un punto di vista educativo che di tollerabilità.
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