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L’INTERVENTO DI RIZOTOMIA SACRALE POSTERIORE
A LIVELLO CONALE NEL TRATTAMENTO DELL’INCONTINENZA URINARIA NELLE
PAZIENTI MIELOLESE
R. Carone1, D. Vercelli,1
P. Bertapelle1, F. Massaro2, G. Faccani2
1Unità Spinale e U.O.A. di
Neuro-Urologia
2U.O.A. di Neurochirurgia
Azienda Aspedaliera CTO/CRF/OMA Torino
L'obiettivo primario del trattamento
della vescica neurologica, indipendentemente dalla sua espressione
clinica è il conseguimento di un sistema vescico-sfinterico non a
rischio per l'alto apparato urinario e di comoda gestione per il
paziente. L'iperreflessia detrusoriale, qualora non risponda alla
terapia conservativa, rappresenta uno dei problemi di maggiore
difficoltà terapeutica. Tale condizione, che nell'uomo può essere
compensata mediante applicazione di Urinal Kondome (previa
sfinterotomia in caso di dissinergia vescico-sfinterica), è
certamente più frustrante nelle pazienti di sesso femminile per le
quali noi proponiamo l'intervento di rizotomia sacrale posteriore,
al fine di indurre una condizione di ritenzione urinaria da trattare
con i cateterismi intermittenti. Numerose esperienze hanno ormai
dimostrato che la rizotomia sacrale posteriore riduce l'iperattività
detrusoriale mediante l'interruzione dell'arco riflesso sacrale
determinando quindi un incremento della capacità vescicale ed un
miglioramento della continenza. Al fine di ottenere una parziale o
totale decentralizzazione periferica del detrusore, nel tentativo di
trasformare una condizione di iperattività in una di ipo-inattività
vescicale, sono stati utilizzati in passato vari approcci
chirurgici, sia intra che extradurali con differenti sedi di
deafferentazione. I migliori risultati nei confronti
dell'iperreflessia detrusoriale sono stati ottenuti con la tecnica
di Brindley in cui alla stimolazione delle radici anteriori è stata
associata la rizotomia delle radici posteriori. Non è chiaro perché
tale tecnica assicuri risultati migliori e più duraturi rispetto a
quelli ottenibili con le tecniche precedentemente adottate. Si può
ipotizzare che la stimolazione delle radici anteriori elimini la
possibilità di sviluppo dl nuovi riflessi nervosi, oppure che il
risparmio delle vie efferenti escluda il rischio dell'iperattività
ortosimpatica secondaria alla denervazione parasimpatica o che la
sede pregangliare e la completezza della rizotomia rivestano un
ruolo fondamentale.
MATERIALI E METODI
Dal 1992 ad oggi abbiamo eseguito otto
interventi di rizotomia sacrale posteriore in donne mielolese (sette
paraplegiche ed una tetraplegica) affette da un'iperattività
detrusoriale che non rispondeva alla convenzionale terapia
anticolinergica. Tutte le nostre pazienti presentavano una lesione
midollare post-traumatica completa da un periodo di tempo che andava
da 6 mesi a 4 anni. Tutte si sottoponevano ad autocateterismi
intermittenti, ma tra un cateterismo e l'altro si verificavano
numerose ed abbondanti fughe di urina. Ripetute indagini
radiourodinamiche pre-operatorie avevano messo in evidenza un
quadro di iperreflessia detrusoriale con dissinergia
vescico-sfinterica in 6 casi, un quadro di ipertono detrusoriale con
evidente incompetenza cervicale in 1 caso, ed 1 caso di
iperreflessia detrusoriale con sinergia sfinterica.
L'intervento da noi eseguito prevede
una laminectomia a livello di T12, LI ed L2, l'apertura della dura e
dell’aracnoide ed il reperimento delle vie posteriori che entrano
nel midollo spinale a livello del cono midollare in una banda
continua, senza una chiara demarcazione tra un segmento e l'altro.
Anche se il legamento dentato posto tra le radici anteriori e
posteriori non è sempre ben evidenziabile a tale livello, in genere
la separazione tra le due risulta decisamente agevole. Sezionando
gli ultimi 26 mm della banda delle vie posteriori di entrambi i lati
si includono nella sezione le radici da S2 distalmente.
RISULTATI
L'intervento di rizotomia sacrale
posteriore a livello del cono midollare è di relativamente facile
esecuzione e non ha mai presentato, nei nostri casi, alcuna
complicanza sul versante motorio ed intestinale.
In tutte le pazienti si è ottenuta
l’immediata scomparsa dell'incontinenza urinaria e la terapia
anticolinergica è stata progressivamente ridotta nel postoperatorio
e quindi sospesa del tutto. Le indagini radiourodinamiche nel
follow-up (da un minimo di 3 ad un massimo di 60 mesi) hanno
confermato la presenza di areflessia detrusoriale persistente; nel
caso a ridotta compliance la capacità vescicale aumentava di circa
500 ml. La pressione di chiusura uretrale non ha mostrato una
significativa riduzione rispetto ai valori precedenti l'intervento
in tutti i casi ad esclusione di due: in uno di essi si osservava
una riduzione della MPCU da 80 a 65 cm/H2O e nell’altro da 120 a 40
cm/H2O. Più frequentemente si poteva osservare un “funnelling” del
collo vescicale: in tre casi il collo rimaneva aperto mentre nei
restanti casi tale apertura avveniva solamente in seguito ad aumento
della pressione addominale (non si osservava tuttavia incontinenza
in quanto l’uretra distale rimaneva funzionalmente chiusa). In
nessuna circostanza si sono avute complicanze di tipo intestinale:
passando peraltro da una condizione di iperattività ad una di
ipoattività a seguito della deafferentazione, le pazienti dovevano
modificare la loro gestione intestinale impiegando lo svuotamento
manuale dell’ampolla.
In tutti i casi, infine, si dimostrava
la scomparsa dei riflessi evocati sacrali.
DISCUSSIONE
Studi autoptici hanno dimostrato che
la via intradurale permette di effettuare una rizotomia sacrale
posteriore più completa rispetto alla via extradurale. Del resto,
dalla letteratura risulta che la più completa deafferentazione
intradurale assicura risultati migliori e più duraturi rispetto alle
tecniche precedenti. Dal punto di vista chirurgico, la rizotomia
sacrale posteriore per via intradurale risulta più agevole rispetto
alla via extradurale soprattutto se eseguita a livello del cono
midollare; in particolare l'approccio intradurale permette un più
facile accesso alle radici sacrali S4 e S5. La perdita delle
connessioni tra radici anteriori e posteriori nella porzione
intradurale riduce i rischi e le complicanze della separazione
microchirurgica, in particolare per quanto riguarda il possibile
danneggiamento delle radici motorie. Nel corso dei primi interventi
utilizzavamo una stimolazione elettrica delle varie radici anteriori
e posteriori per valutarne l'effetto motorio a livello degli arti
inferiori e mediante il monitoraggio urodinamico, a livello
detrusoriale, uretrale e del pavimento pelvico. In seguito abbiamo
abbandonato tale stimolazione poiché si è rivelata di scarsa utilità
in quanto la risposta evocata con la stimolazione non selettiva
delle bande di radici al loro ingresso nel midollo non risultava
attendibile. Non pare possibile identificare inequivocabilmente le
radici ventrali e dorsali dal momento che la stimolazione di una
radice dorsale può anche evocare una risposta motoria periferica ed
una tale risposta può verificarsi per mezzo dell'attivazione
dell’arco riflesso spinale o per mezzo di assoni di motoneuroni che
viaggiano nelle radici dorsali.
Con la tecnica della rizotomia sacrale
posteriore vengono comunque risparmiate quelle esigue afferenze
sacrali che viaggiano nelle radici anteriori e che svolgono
normalmente un’azione di modulazione. In effetti, la circostanza per
cui la deafferentazione risulta sufficientemente ampia da
determinare un’areflessia detrusoriale non significa che tale
deafferentazione sia completa; questo spiegherebbe perché in alcune
pazienti abbiamo notato la perdita temporanea della continenza nel
corso di infezioni urinarie.
Come già accennato in precedenza, da
alcuni anni stiamo valutando, alla luce degli ottimi risultati
dell'intervento di Brindley, la possibilità di ottenere gli stessi
risultati riguardo la continenza in donne mielolese con la sola
rizotomia posteriore, senza stimolazione delle radici anteriori.
CONCLUSIONI
In base alla nostra esperienza la
rizotomia sacrale posteriore a livello conale è da ritenersi un
valido trattamento per l'iperattività detrusoriale in pazienti
mielolese nei quali la terapia conservativa risulti inefficace. In
tutte le nostre pazienti sottoposte ad intervento abbiamo osservato,
dal punto di vista clinico, la scomparsa dell'incontinenza urinaria
tra i cateterismi e tale risultato si è rivelato di notevole
importanza nel miglioramento della qualità della vita. Dal punto di
vista urodinamico, i risultati sull’iperreflessia detrusoriale si
sono dimostrati immediati e duraturi nel tempo. I risultati
favorevoli, la scomparsa dell’iperreflessia detrusoriale e l’assenza
di ipertono detrusoriale nel follow-up (senza l’insorgenza, nei
nostri casi, di complicanze sul versante motorio ed intestinale) ci
inducono ad esprimere un giudizio a favore di tale metodica.
BIBLIOGRAFIA
1) Munro D.:
The rehabilitation of patients totally paralyzed below the waist...
N. Engl. J. Med., 233-453(1945).
2) Torrens M.J.: The control of the unhibited
bladder by selective sacral nevrectomy. British
J. Urol. 46, 639-644 (1974).
3) Brindley G.S.: Sacral anterior root stimulator
inplants that use intrathecal clcctrodes. Urodinamica 1, 5-6
(1992).
4) Carone R.: Disfunzioni autonome. Pantè Editions, collana EDIP
(1994).
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